Le responsabilità dei veterinari dell’Asl

Chi frequenta gli allevamenti, somministrando farmaci, praticando mutilazioni, ingravidando le femmine? Chi presiede alle macellazioni e chi effettua l’ispezione ante-mortem controllando che tutto vada “bene”? Chi è chiamato a monitorare il benessere degli animali reificati dall’industria alimentare, torturati dalla ricerca, salvo poi spesso affermare che non vi è alcun maltrattamento riscontrabile?

Riferendomi alla mia esperienza personale, in diversi anni di attivismo non c’è mai stata una volta in cui l’avere chiamato i veterinari dell‘Azienda Sanitaria abbia portato a un cambiamento reale delle condizioni denunciate. Nessuna indagine seria, nessun interessamento sentito, nessun parere che sia stato espresso pubblicamente a favore delle nostre istanze. Questo avviene in Trentino e non posso certamente parlare di ciò che succede altrove, ma sospetto ahimè che la situazione non sia tanto diversa.

Unica quanto rara è invece la vicenda a lieto fine accaduta ad Agliè nel 2017, nella quale l’intervento dei veterinari dell’Asl è stato fondamentale. Sono convinta che abbia inciso in tal senso soprattutto il fatto che fossero sostenuti dal sindaco, il quale ha poi emanato per la prima volta in Canavese, un’ordinanza ad hoc:

http://https://lasentinella.gelocal.it/ivrea/cronaca/2017/12/24/news/mucche-lasciate-al-freddo-il-sindaco-di-aglie-le-salva-1.16274324

Ma in quanto a esporsi direttamente e per primi in casi specifici, non trovo notizia alcuna. Così accade che in questo ennesimo inverno siano tantissimi gli animali senza riparo, neppure una misera tettoia sotto la quale sfuggire alla neve e alla pioggia. Pecore, mucche, asini lasciati al freddo notte e giorno. Succede che qualche femmina partorisca il suo piccolo senza alcun conforto. L’asinello viene alla luce in piena notte, nel gelo totale, con l’unico calore di sua madre. Immagine struggente che non smuove il cuore di chi la guarda appena, di fronte alla quale il Natale che ci siamo lasciati alle spalle mostra tutta l’assudità del suo essere soprattutto una convenzione.

La condizione di certe creature, che lo specismo umano assegna al destino più atroce, nascere in schiavitù e morire trucidate, è quella di una sofferenza continua. Che sia nelle stalle lager che anche qui non mancano, nonostante la retorica delle mucche felici nei pascoli trentini, o che sia così, senza una tana che ogni creatura selvatica da sempre si procura. E tutto questo i veterinari dell’Asl lo sanno, lo conoscono, vi partecipano. Fanno parte del meccanismo che sottomette, sfrutta e discrimina gli altri animali.

Naturalmente non sono tutti uguali, qualcuno si distingue, ma troppe volte senza usare il potere effettivo della capacità di operare un cambiamento significativo. Del resto i veterinari sono anche nei laboratori di vivisezione, hanno il compito di dare il colpo finale alle creature torturate per una falsa scienza il cui orrore è a conoscenza di tutti.

Li chiami con fiducia, credi  che intervengano anteponendo il benessere animale a tutto il resto, ma tutto il resto è per loro maggiormente degno di considerazione, poiché sono anch’essi trascinati dagli ingranaggi di un sistema specista, schiavi di interessi che non vogliono e non possono incrinare.

Eppure i veterinari coraggiosi  che ogni giorno fanno la differenza esisono, e non è un caso che si rifiutino di lavorare in certi ambienti. E non è un caso che vengano isolati dagli altri, da coloro che si appellano a tutto quel resto che li rende inutili ai nostri occhi, anzi deleteri per i cambiamenti che agogniamo.

 

(Giusi Ferrari)

 

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