Negli occhi della vita

E’ da quando li ho visti per la prima volta che non riesco veramente a guardarli negli occhi. Sto parlando dei due cuccioli di macaco clonati a Shanghai per diventare cavie per la sperimentazione animale.

Non ci riesco, perché ogni volta che ci provo sento il cuore incrinarsi e mi manca il respiro. Ho paura, lo so, di vedere in quegli occhi tutto ciò che li aspetta. Temo di cogliere nei loro sguardi una supplica, rivolta alla mia impotenza, una accusa rivolta alla mia umanità.

Sono occhi che vedono una realtà artificiale e non sanno che innumerevoli altri occhi li stanno osservando. Non sanno che l’animalità che incarnano avrebbe bisogno di un contesto totalmente diverso. Come possono mettere a fuoco un disagio a cui non sanno attribuire una ragione?

Dov’è il sole, dov’è il vento? Dove sono gli alberi sui quali giocare, dove è la mamma? Quanti tra noi umani se lo sono chiesto? Quanti tra noi si sentono a proprio agio nell’essere testimoni di un sopruso incommensurabile, di una aberrazione?

Ci avrebbero insegnato che l’infanzia è inviolabile, ma la ricerca “scientifica” contravviene a questo principio continuamente. In realtà ogni settore che alleva la vita lo fa.

Sono fatta di vetro. Un vetro che si incrina ogni giorno di più. Potessi presto frantumarmi, insieme a tutto il dolore che vedo. E alla sua fine.

 

(Giusi Ferrari)

 

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